Io quello non lo mangio!

 

Quante volte l’abbiamo sentito dire dai nostri bambini?

L’alimentazione è frutto di un processo d’apprendimento che comincia già dal grembo materno.

Però ad un certo punto dello sviluppo il bambino inizia a manifestare resistenza verso certi cibi, rifiutando di assaggiarli. Come mai? Alcuni ritengono che questo comportamento abbia radici molto antiche: per i bambini che ai tempi della pietra vivevano in ambienti pieni di pericoli, il rifiuto di mangiare cibi mai provati prima poteva garantire la sopravvivenza.

Questa fase di solito è maggiormente presente dai tre ai cinque anni, per poi diminuire progressivamente con la crescita.

Per superare al meglio questa fase proviamo a giocare d’anticipo: è importante consentire al bambino un’esperienza ampia degli alimenti, gia dalla pancia della mamma tramite i sapori percepiti attraverso il liquido amniotico, continuando poi durante l’allattamento e completando l’esplorazione degli alimenti durante la fase del divezzamento. In questo periodo, così come nella fase successiva, giocano un ruolo importante la presentazione del piatto e la partecipazione nel prepararlo: i primi due anni sono l’occasione per far esplorare al bambino quanti più sapori diversi. Giochiamo con i colori e stimoliamo la fantasia preparando davanti a lui le pietanze e, perché no, facendoci aiutare nella preparazione di piatti creativi.

In questo modo, anche se verso i tre assisteremo ad una restrizione delle scelte alimentari, almeno potremo far affidamento sulla relazione instaurata e cercare di coinvolgerlo nella sperimentazione di nuovi sapori.

E’ fondamentale confidare nelle sue risorse e riproporre più volte gli alimenti “difficili”: i bambini hanno bisogno di tempo e routine per adattarsi. Armiamoci dunque di santa pazienza (come sempre!) e fantasia, il nostro sforzo sarà premiato.

Tutti in famiglia diano il buon esempio: osservare genitori, nonni e fratelli mangiare un determinato cibo incuriosisce i bambini. Si apprende per imitazione, per loro è importante vedere che anche i componenti della loro famiglia apprezzano il cibo in tavola.

Infine occhio alla puntualità e al buonumore: i bambini faranno proprio quel clima relazionale che insieme avremo contribuito a creare nei momenti di condivisione, anche durante i pasti.

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